Myanmar, sopravvivere nel buio

Myanmar, sopravvivere nel buio

Mentre Moe Moe San districa le ciocche di capelli, con le dita ormai deformate da cinque anni di lavoro a due dollari al giorno, una ragazza entra nel laboratorio di parrucche, situato accanto alla vecchia sede della Lega Nazionale per la Democrazia di Daw Aung San Suu Kyi, leader civile rovesciata dalla giunta militare birmana, ancora in prigione, forse morta.
Assieme a Yamin Htwe, 19 anni, c’è il marito, lavora nell’edilizia, ma il lavoro non è stabile. Lei ha sciolto i capelli, che le sono ricaduti sulla schiena. Pronta per la vendita.
La sopravvivenza in questa nazione del Sud-Est asiatico, frammentata dalla guerra civile e teatro di improbabili elezioni che sono iniziate oggi, a volte si riduce alla vendita di parti del proprio corpo.
Alla ricerca di legittimità, o almeno di un alleggerimento delle sanzioni finanziarie internazionali, la giunta militare birmana ha annunciato tre turni elettorali dal 28 dicembre alla fine di gennaio. Ma il voto, il primo dal colpo di Stato del 2021, è stato quasi universalmente liquidato come una messinscena politica. Dopo tutto, il partito più popolare della nazione, la Lega Nazionale per la Democrazia, è stato sciolto e in più della metà del Paese non si voterà, poiché una resistenza armata combatte le forze della giunta e l’esercito risponde bombardando i civili.

il laboratorio di parrucche a due passi dalla sede dell’NLD

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