
Ed Eccolo lì, in questo dipinto del Caravaggio, una delle opere umane più belle al mondo.
Quando la si ha innanzi, in tutta la sua grandezza (3 metri per 2), ci si sente attraversare, trafiggere, da una moltitudine di emozioni. Dipinta attorno al 1602/1604, questa è la “Deposizione”, la deposizione del povero Corpo martoriato di Gesù nel Sepolcro, dopo il suo tremendo supplizio.
Ci sono Giuseppe di Arimatea e Nicodemo, due dei discepoli, avvolti in un immenso dolore, tengono il corpo del Cristo, coperto da un candido lenzuolo.
Lo sostengono, piegati dal peso, per adagiarlo con delicatezza sulla lastra di pietra.
Nicodemo ha il volto rivolto verso di noi, è preso dallo sforzo, con i piedi nudi ma ben saldi sulla lastra.
Giuseppe di Arimatea, il discepolo “nascosto per timore dei Giudei”, è sopra il petto di Gesù con la mano destra tocca la ferita del costato, in questa scena, la sua figura è duplice, rappresenta anche Giovanni (l’unico anche vestito con più colori). Tiene stretto Gesù sotto l’ascella, sembra volersi assicurare che non ci sia proprio più vita…lo sguardo fisso sul viso di Cristo. Il tocco del corpo di Gesù nel costato rappresenta il voler sentire il Verbo
Poi la posizione del corpo del Cristo è un richiamo chiarissimo alla Pietà di Michelangelo che si trova a San Pietro.
Ma qui c’è qualcosa in più.
Dietro questa scena, vi sono le tre Marie, Maria di Cleofa con le braccia alzate al cielo, al quale manifesta tutta la sua disperazione. Accanto, nella sua tipica veste tradizionale, con la testa coperta, Maria, la madre di Gesù col viso di una mamma che affronta il dolore più grande possibile: la perdita del figlio amato.
Poi, Maria di Magdala, con il capo chinato, si asciuga le lacrime con un fazzoletto.
Tutto con lo stile del Caravaggio, volti veri, personaggi umani, nessun filtro.
Una luce divina penetra il quadro illuminando il corpo di Cristo, nel fondo di questo si trova il buio assoluto.
Ma a ben guardare non è solo il corpo di Lui il centro dell’opera, anzi, è qui il grande messaggio, la protagonista dell’opera è la pietra, la lastra, lei proprio quella scartata dal costruttore del Salmo, simboleggia Gesù, rifiutato dalla storia, dall’umanità, vilipeso, deriso, ucciso.
Su quella pietra, che pare uscire con l’angolo dal dipinto, giace la Speranza, quella è la pietra su cui si fonda la Chiesa.
Questa Speranza Caravaggio la fa comprendere sottilmente, con le dita del Cristo che si appoggiano, la toccano, e segnano un TRE.
Tre giorni, ci dice, abbiate fede.
Ecco l’Amore, l’eccesso dell’Amore, fino alla fine dei tempi.

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