La libertà non è gratis

La libertà non è gratis

All’inizio c’erano le piazze.
Cartelli, canzoni, mani alzate.

Poi hanno sparato.

Il 1° febbraio 2021, poche ore prima dell’insediamento del nuovo Parlamento eletto nel dicembre 2020 con la schiacciante vittoria della Lega Nazionale per la Democrazia, i militari guidati dal generale Min Aung Hlaing prendono il potere, annullando ancora una volta i sogni di un intero popolo. Vengono arrestati tutti i leader democratici catturati e viene dichiarato lo stato di emergenza.

Sono trascorsi cinque anni, e desidero ricordare alcune storie che ho annotato, che porto nel cuore. Quelle di quei ragazzi che hanno fatto scelte, alzando tre dita verso il cielo, proprio come in Hunger Games.

Scegliere una parte, mettendo a rischio la propria vita.

Il colpo di stato ha scatenato immediatamente una forte reazione e una massiccia mobilitazione popolare: manifestazioni pacifiche, scioperi e una diffusa campagna di disobbedienza civile.

I giovani scendono in strada. Polizia e esercito si mobilitano rapidamente per soffocare ogni forma di dissenso. Ci sono episodi che, come genitore, mi colpiscono profondamente e mi spingono a riflettere. Cosa avrei fatto io? Due madri rappresentano questo dubbio: una scrive sul braccio del figlio il suo numero di telefono e il gruppo sanguigno; l’altra benedice la figlia, senza sapere se la rivedrà. Lo avrei fatto anch’io? Oppure avrei detto: “Lascia che vadano avanti gli altri”?

Perché poi c’è un padre, uno come me, il cui figlio non è mai tornato, assassinato dall’esercito. Studiava all’università, la vita gli si apriva davanti, sicuramente piena di sogni e speranze. Ora resta solo una foto da stringere e un vuoto incolmabile, con l’acqua accanto, simbolo della continuità della vita e del passaggio dei meriti spirituali. Per i buddisti è il Samsara, il ciclo infinito della rinascita.

Ed ecco Angel, un simbolo per tutti i giovani birmani, con quella maglietta, “Andrà tutto bene”, lo dicevamo anche noi, c’era il covid. Non è andato tutto bene. Diciannove anni, di Mandalay, attivista, campionessa di taekwondo, cantante e ballerina. Colpita alla testa da un proiettile.

Sparano alla testa/non sanno che la rivoluzione è nel cuore

E’ un verso di Khet Thi, poeta birmano, anche lui ucciso.

Molti hanno abbandonato la disobbedienza civile come forma di protesta, scegliendo invece di prendere le armi. Hanno lasciato per sempre le loro case, unendosi ai PDF, le People Defence Force. Dai quaderni di scuola al mitra: i giovani hanno chiamato questa lotta la “Rivoluzione di Primavera”. Ma le primavere sono ormai cinque e l’inverno del colpo di stato si prolunga senza fine. Quanto potranno ancora resistere? Tra il terremoto devastante, l’isolamento totale, i sogni spezzati e i bombardamenti incessanti, la sfida è enorme.

Non sono soldati nati

Sono una generazione cresciuta online, con sogni normali.
Hanno imparato a marciare dopo aver imparato a scrivere.
A nascondersi, dopo aver imparato a cantare.

Riporto qualche frase, nome di battaglia

Le Vai, studente, musicista
Aveva 16 anni. Suonava la chitarra.
Dopo aver visto i compagni arrestati, è fuggito nella giungla.
«Non volevo essere un eroe. Volevo solo non obbedire alla paura.»

Moe Moe, 18 anni, Mandalay
Attivista nella disobbedienza civile nelle prime manifestazioni.
Quando hanno ucciso Angel, ha deciso di non tornare a casa.
Oggi è parte di un’unità PDF.
«Non ho scelto le armi. Le armi sono venute a cercarmi.»

Myat Lay, 29 anni
Commesso in un negozio.
Malaria, fame, addestramento improvvisato.
Dice che ciò che lo tiene vivo è la fraternità:
«Se uno cade, lo portiamo via insieme.»

Hnin Si Hlaing, 20 anni – Daw Su Su Yee
Morte nel 2023, regione di Sagaing.
Per non mettere in pericolo il gruppo, hanno scelto di non arrendersi.
I compagni dicono: «Hanno salvato altri cuori.»

Il pensiero conclusivo va a questo pensiero scritto nello striscione. “Fredoom is not free”, la libertà non è gratis.

Sono stato in Myanmar fra il 2014 e il 2015, un barlume di democrazia si intravedeva, il paese si stava finalmente aprendo. I birmani ripetevano, ovunque sono stato, che mai sarebbe tornato il regime che il processo di democratizzazione era irreversibile. Poi il buio. Dedico queste righe agli amici, di cui non parlo qui, alcuni so essere in prigione, altri nascosti nelle foreste, altri provano una vita normale. Ma il cuore è spezzato. Così come lo sono migliaia di famiglie.


2 risposte a “La libertà non è gratis”

  1. Avatar သီဟ
    သီဟ

    ချစ်ရပါသော မိတ်ဆွေ၊ ကျွန်ုပ်တို့ကို မှတ်မိပေးတဲ့အတွက် ကျေးဇူးတင်ပါတယ်။

  2. Avatar Simone Guariglia - Parma
    Simone Guariglia – Parma

    Speriamo di poter tornare presto in Birmania e se posso, in paesi come questi, che vivono un dramma umano è meglio non andare a fare i turisti! I soldi vanno alla giunta.
    Grazie

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