Testo di confronto rivolto alle ragazze e ai ragazzi delle scuole superiori

Storie dal Myanmar e una domanda per noi

Il primo febbraio del 2021, in Myanmar, l’esercito ha preso il potere con la forza. C’erano state elezioni democratiche libere e una vittoria di un partito (la lega nazionale per la democrazia). Proprio il giorno in cui doveva insediarsi il nuovo parlamento sono arrivati i carri armati e da quel giorno hanno schiacciato il processo democratico.
Da quel momento molte persone hanno perso libertà, sicurezza, futuro.
Ma in mezzo alla violenza e alla paura, alcune scelte piccole e silenziose continuano a dire qualcosa di importante: chi voglio essere, anche quando non posso cambiare tutto.

Queste sono le storie di alcune giovani donne, poco più grandi di voi.


Studiare può diventare una scelta di coscienza

Tsin Tsin, 25 anni, voleva studiare e lavorare nell’educazione.
Dopo il colpo di stato, le università sono diventate luoghi controllati dai militari. Molti giovani hanno deciso di non frequentarle, perché farlo avrebbe significato accettare il regime.

Tsin Tsin dice:

Studiare, oggi, non è solo imparare. È scegliere da che parte stare.

Non è una scelta facile. Significa rinunciare a un titolo, a un futuro sicuro.
Ma per lei era una questione di coscienza: non voleva far finta di niente.

📌 Qui la dignità non è gridare o ribellarsi con violenza, ma restare fedeli a ciò che si sente giusto.


Quando il futuro si blocca

Lum Nan, 30 anni, sognava di studiare all’estero.
Il colpo di stato ha chiuso confini, opportunità, possibilità.

Racconta che oggi deve pensare a tutto:

  • cosa dire
  • con chi parlare
  • dove andare

Anche una frase sbagliata può essere pericolosa.

Eppure dice una cosa importante:

“Cerco di non lasciare che la paura decida chi sono.”

Lum Nan non fa gesti eroici. Aiuta altre persone, condivide informazioni, resta attenta agli altri.
La sua resistenza è non diventare cinica, non smettere di sentire.

📌 Dignità, qui, significa non lasciarsi svuotare dentro.


Crescere troppo in fretta

May Thu, 20 anni, era ancora al liceo quando è successo tutto.
Dice che la sua generazione ha perso qualcosa di essenziale: la spensieratezza.

Molti giovani come lei hanno smesso di studiare nei canali ufficiali e cercano altri modi per imparare: online, tra amici, in piccoli gruppi.

Non perché non amino lo studio, ma perché:

“Studiare senza libertà non è davvero studiare.”

📌 Anche qui c’è una scelta: obbedire senza pensare, o continuare a usare la propria testa.


Il legame con Etty Hillesum

Etty Hillesum, durante la persecuzione nazista, scriveva che anche quando tutto viene tolto, resta uno spazio di libertà interiore:
👉 il modo in cui rispondiamo a ciò che ci accade.

Le ragazze del Myanmar non conoscono probabilmente Etty Hillesum, ma fanno qualcosa di molto simile:

  • non possono fermare la violenza
  • non possono cambiare il sistema
  • ma possono scegliere come stare dentro ciò che vivono

Non odiare, non indurirsi, non smettere di pensare:
questa è la loro forma di resistenza.


Una domanda per noi

Noi viviamo in un contesto molto diverso.
Ma le domande sono le stesse:

  • Quando è difficile, chi decide chi divento?
  • Cosa significa per me restare umano?
  • In quali piccole scelte quotidiane entra in gioco la mia coscienza?

Non servono situazioni estreme per porsi queste domande.
Ogni volta che scegliamo se seguire il gruppo o ascoltare ciò che sentiamo giusto, siamo nello stesso spazio di libertà di cui parlava Etty Hillesum.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *